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II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C) - "Qualsiasi cosa vi dica, fatela"

Gesù dà inizio alla sua missione in un matrimonio, paradigma della relazione affettiva umana, realizzata dalla potenza di Gesù che aiuta ad arrivare ad un buon esito. Quando l’uomo e la donna cercano di farne a meno del suo aiuto, vivono momenti di vuoto, di stanchezza, di deserto. In tutti i rapporti arrivano momenti difficili da superare, il vino finisce. “Non hanno più vino” dice la mamma di Gesù! La gioia, la felicità, l’allegrezza, la bellezza, il sapore, il calore .. tutto scompare e non si riesce ad andare avanti. Le nozze non funzionano più, Maria, la mamma di Gesù, fa la diagnosi della mancanza del vino: aver perso la bellezza tradita.

 

Dalla crisi in poi comincia il vero matrimonio, dal momento dello scontro inizia la collaborazione, dalla crisi in poi viene l’AMORE VERO. Amare fino in fondo è difficile, non basta la buona volontà, l’Amore è una virtù teologale, solo il Signore ci aiuta a vincere il nulla, a farci risorgere. E’ Lui che fa riempire le anfore vuote di acqua. “Fate quello che vi dirà”, accettate il suo consiglio, acquisite le sue strategie, solo Lui può cambiare l’acqua in vino, obbedire a Lui è ritrovare la vita. Il maestro di tavola non comprende come si possa offrire il vino buono alla fine della festa; ma il nuovo Maestro è Gesù che dà il vino buono per aiutare a vincere le crisi. Dalla croce si arriva alla luce, per restare nella strada del vino buono e ritrovare la bellezza perduta.

 

Papa Francesco dice che amare significa anche rendersi amabili,… Essere amabile non è uno stile che un cristiano possa scegliere o rifiutare: è parte delle esigenze irrinunciabili dell’amore, perciò «ogni essere umano è tenuto ad essere affabile con quelli che lo circondano». (Amoris Letizia 99)

 

Ogni giorno, «entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. Apostolo Paolo dice «La carità è paziente, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,  non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,4-7).

E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore». Uno sguardo amabile ci permette di non soffermarci molto sui limiti dell’altro, e così possiamo tollerarlo e unirci in un progetto comune, anche se siamo differenti. L’amore amabile genera vincoli, coltiva legami, crea nuove reti d’integrazione, costruisce una solida trama sociale … Chi ama è capace di dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano. Vediamo, per esempio, alcune parole che Gesù diceva alle persone: «Coraggio figlio!» (Mt 9,2). «Grande è la tua fede!» (Mt 15,28). «Alzati!» (Mc 5,41). «Va’ in pace» (Lc 7,50). «Non abbiate paura» (Mt 14,27). Non sono parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano.

Nella famiglia bisogna imparare questo linguaggio amabile di Gesù.

Suore Missionarie Pallottine,

Aprilia

Il disegno: Alessandro Illari