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Contatti della Parrocchia

VI DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C) GESÙ' E' LA NOSTRA VERA SICUREZZA

Un'occhiata immediata del Vangelo di oggi suggerirebbe che è un peccato essere ricchi e una virtù essere poveri. Ma se lo leggiamo attentamente, significherebbe che la ricchezza in sé non è peccato, ma cercare la sicurezza in essa sarebbe la sua maledizione. Un uomo ricco pensa di essere sicuro e protetto perché possiede una grande ricchezza. Per tali persone Gesù ha detto una parabola. E disse loro: "Guardatevi e tenetevi lontano da ogni cupidigia, perché anche se uno è nell'abbondanza la sua vita non dipende dai suoi beni". Disse poi una parabola: "La campagna di un uomo ricco aveva dato un buon raccolto. Egli ragionava tra sé: Che farò, poiché non ho dove riporre i miei raccolti? E disse: Farò così: demolirò i miei magazzini e ne costruirò di più grandi e vi raccoglierò tutto il grano e i miei beni. Poi dirò a me stesso: Anima mia, hai a disposizione molti beni, per molti anni; riposati, mangia, bevi e datti alla gioia. Ma Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà? Così è di chi accumula tesori per sé, e non arricchisce davanti a Dio" (Luca 12:15-21).

È interessante vedere che Matteo nelle sue beatitudini dice che i benedetti sono i poveri di spirito. Quindi, se i ricchi o i poveri devono imparare a mettere la sicurezza nel Signore e ad essere distaccati dalla ricchezza di questo mondo. Questo è ciò che leggiamo nella prima lettura e nel salmo responsoriale. «Maledetto l’uomo che confida nell’uomo, e pone nella carne il suo sostegno, allontanando il suo cuore dal Signore…Benedetto l’uomo che confida nel Signore e il Signore è la sua fiducia. È come un albero piantato lungo un corso d’acqua, verso la corrente stende le radici; non teme quando viene il caldo, le sue foglie rimangono verdi, nell’anno della siccità non si dà pena, non smette di produrre frutti.” Ger.17:5,8.

VI SUNADAY OF THE ORDINARY TIME (C)  Jesus is our real security

An immediate glance of today’s gospel would suggest that it is a sin to be rich and a virtue to be poor. But if we read it carefully, it would mean that the richness in itself is not sin but to seek security in it would be its curse.

A rich man thinks that he is safe and secure because he owns a great wealth. For such persons Jesus said a parable. Then he said to the crowd, "Take care to guard against all greed, for though one may be rich, one's life does not consist of possessions." Then he told them a parable. "There was a rich man whose land produced a bountiful harvest. He asked himself, 'What shall I do, for I do not have space to store my harvest?' And he said, 'This is what I shall do: I shall tear down my barns and build larger ones. There I shall store all my grain and other goods and I shall say to myself, "Now as for you, you have so many good things stored up for many years, rest, eat, drink, be merry!" But God said to him, 'You fool, this night your life will be demanded of you; and the things you have prepared, to whom will they belong?' Thus will it be for the one who stores up treasure for himself but is not rich in what matters to God." Luke12:15-21.

It is interesting to see that Mathew in his beatitudes says blessed are the poor in spirit. So whether rich or poor must learn to put the security in the Lord and be detached from the wealth of this world. That is what we read in the first reading and in the responsorial psalm.Thus says the LORD: Cursed is the man who trusts in human beings, who seeks his strength in flesh, whose heart turns away from the LORD. .. He is like a tree planted beside the waters that stretches out its roots to the stream: It fears not the heat when it comes, its leaves stay green; In the year of drought it shows no distress, but still bears fruit” Jer. 17:5,8.

don james clarence

 

LA SEQUELA DEL SIGNORE - V DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C)

Nel vangelo di oggi, San Luca ci ricorda il discepolato di Gesù. Come abbiamo visto nelle ultime due domeniche, Gesù ha iniziato la sua missione dalla sua città natale, Nazareth, dove è stato respinto. Gesù che ritorna a Cafarnao sceglie i suoi primi apostoli.

L'evangelista Marco, parlando della chiamata dei primi apostoli, non menziona del miracolo di pesci. Passando lungo il mare della Galilea, vide Simone e Andrea, fratello di Simone, mentre gettavano le reti in mare; erano infatti pescatori. Gesù disse loro: «Seguitemi, vi farò diventare pescatori di uomini». E subito, lasciate le reti, lo seguirono” Marco 1:16-18.

 Luca, che probabilmente era un collaboratore di Pietro e Paolo nella Prima Chiesa, aveva una stima speciale per Pietro. Voleva presentare che Pietro era una persona molto cambiata dopo la risurrezione di Cristo. Dovremmo ricordare che fu San Luca a scrivere anche gli Atti degli Apostoli. San Giovanni nel suo vangelo parla di una pesca miracolosa di Pietro e dei suoi compagni dopo la risurrezione di Cristo.  “Quando già era l'alba Gesù si presentò sulla riva, ma i discepoli non si erano accorti che era Gesù. Gesù disse loro: «Figlioli, non avete nulla da mangiare?». Gli risposero: «No». Allora disse loro: «Gettate la rete dalla parte destra della barca e troverete». La gettarono e non potevano più tirarla su per la gran quantità di pesci. (Gv21:4-6)

Luca anticipò questa esperienza post-resurrezione di Pietro alla sua chiamata originale per diventare suo discepolo. Simone rispose: «Maestro, abbiamo faticato tutta la notte e non abbiamo preso nulla; ma sulla tua parola getterò le reti». Fecero così e presero una quantità enorme di pesci e le loro reti quasi si rompevano...Al vedere questo, Simon Pietro si gettò alle ginocchia di Gesù, dicendo: «Signore, allontanati da me, perché sono un peccatore» (Luca 5:5-5,8).

Durante la vita terrena di Gesù, chiese ai suoi apostoli che cosa pensassero di lui, ed era Pietro che dichiarò che era Cristo, il Messia e Gesù lo ha complimentato per questo. Ma, la fede di Pietro non era forte. Non riusciva a capire il mistero dietro il Messia sofferente. Durante la passione, aveva rinnegato Gesù tre volte e l'aveva abbandonato. Però, dopo la risurrezione di Gesù, era diventato completamente un uomo nuovo. Possiamo ricordare precisamente a Pietro che Gesù ha dato l'autorità di pascolare il suo gregge.

Il secondo punto nel vangelo di oggi è che seguire Gesù è di essere pronti a rinunciare a qualsiasi cosa. Possiamo pensare al giovane che voleva conoscere la via per la salvezza. Quando disse che era un rigoroso seguace di tutti i comandamenti, Gesù gli disse che c'era ancora una cosa che mancava. Gesù gli ha chiesto di andare a vendere tutte le sue proprietà ai poveri e seguirlo. Andò via triste perché era un uomo ricco e non era pronto a rinunciare a loro. Con quell'esempio, Luca voleva specificare che la sequela di Gesù è qualcosa di radicale e dovremmo essere pronti per qualsiasi tipo di sacrificio.

THE CALL TO FOLLOW JESUS –V SUNDAY OF THE ORDINARY TIME (C)

In today’s gospel, St. Luke reminds us of the discipleship of Jesus. As we have seen in the last two Sundays, Jesus began his mission from his home town Nazareth where he was rejected. Jesus returning to Capernaum chose his first apostles.

The evangelist Mark while speaking of the call of the first apostles does not mention of the miraculous fish. As Jesus walked beside the Sea of Galilee, he saw Simon and his brother Andrew casting a net into the lake, for they were fishermen. “Come, follow me,” Jesus said, “and I will send you out to fish for people. At once they left their nets and followed him” (Mark 1:16-18).

           Luke who was probably a collaborator of both Peter and Paul in the early Church, had a special esteem for Peter. He wanted to present that Peter was a very much changed person after the resurrection of Christ. We should remember that it was St. Luke who also wrote the Acts of Apostles. St. John in his gospel speaks of a miraculous catch of fish by Peter and his companions after the resurrection of Christ. Early in the morning, Jesus stood on the shore, but the disciples did not realize that it was Jesus. He called out to them, “Friends, haven’t you any fish?”“No,” they answered. He said, “Throw your net on the right side of the boat and you will find some.” When they did, they were unable to haul the net in because of the large number of fish (Jn.21:4-6). Luke anticipated this post-resurrection experience of Peter to his original call to become his disciple. Simon answered, “Master, we’ve worked hard all night and haven’t caught anything. But because you say so, I will let down the nets. When they had done so, they caught such a large number of fish that their nets began to break….When Simon Peter saw this, he fell at Jesus’ knees and said, “Go away from me, Lord; I am a sinful man!” (Luke 5:5-6,8).

During the earthly life of Jesus, he asked his apostles of what they thought of him, and it was Peter who declared that he was Christ, the Messiah and Jesus complimented him for that. However, Peter’s faith was not strong. He could not understand the mystery behind the suffering Messiah. During the passion, he had denied Jesus three times and had deserted him. However, after the resurrection of Jesus, he had become completely a new man. We can recall precisely to Peter that Jesus to give the authority to pastor the sheep.

The second point in today’s gospel is that following of Jesus is to be ready to renounce anything. We can think of the young man who wanted to know the way for salvation. When he said that he was a strict follower of all the commandments, Jesus told him that there was one thing still missing. Jesus asked him to go and sell all his property to the poor and follow him. He went away sad because he was a rich man and was not ready to renounce them. By that example, Luke wanted to specify that the following of Jesus is something radical and we should be ready for any type of sacrifice.

don james clarence

IV DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C) "la più grande di tutte è la carità"

Nella quarta domenica del tempo ordinario, leggiamo la reazione della folla che ascoltò la lettura di Gesù nella sinagoga. Dopo aver letto il rotolo, Gesù disse che la profezia di Isaia riguardo al liberatore era stata adempiuta in quel giorno. Indirettamente significava che lui era il Messia. Ma, non erano disposti ad accettarlo e volevano ucciderlo.

Gesù era qui in questa terra per compiere la volontà del Padre suo che è nei cieli. Non era interessato ad acquisire un consenso dalla gente per il suo messaggio. Sapeva molto bene che i suoi valori erano diversi da quelli del mondo. Non è strano che ce ne fossero più di cinquemila quando moltiplicò il pane e solo pochi sotto la croce al Calvario. Ma ciò che era importante per Gesù era essere un figlio fedele al Padre.

La prima lettura di oggi parla anche dello stesso messaggio della chiamata. Geremia era un profeta che fu chiamato a profetizzare al tempo dell'esilio babilonese circa seicento anni prima di Cristo. La lettura gli ricorda che Dio l'aveva scelto prima della sua nascita. Non dovrebbe scendere a compromessi con il mondo ma essere fedele alla chiamata di Dio. Doveva consegnare il messaggio di Dio fedelmente, al quale avrebbe affrontato le persecuzioni. Ma, dovrebbe essere fermo e Dio lo proteggerà dai suoi avversari. Siamo chiamati a fare lo stesso, a testimoniare i valori cristiani nonostante le attrazioni e i compromessi di questo mondo.

La seconda lettura tratta dalla prima lettera di San Paolo ai Corinzi capitolo 13 che ci dà il messaggio più importante della vita cristiana. Dice che la carità è ciò che rende una persona cristiana. Altrimenti, secondo San Paolo anche la nostra fede sarà solo un rumore. Si possono avere i carismi della profezia, persino la fede per spostare le montagne ma senza amore non sono nulla. Anche se io do i miei beni e me stesso in sacrificio ai poveri, senza amore, loro non sono niente dice San Paolo. Quindi, qualunque cosa facciamo, dobbiamo fare con l'amore.

Poi spiega cos'è il vero amore o la carità. La carità è magnanima e benevola; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto, non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta. La carità non avrà mai fine.

 

FOURTH SUNDAY OF THE ORDINARY TIME (C) “the greatest of these is love”

In the fourth Sunday of the Ordinary time, we read the reaction of the crowd that heard Jesus’ reading in the synagogue. After reading the roll, Jesus said that Isaiah’s prophesy regarding the consecrated had been fulfilled on that day. It indirectly meant that He was the Messiah. However, they were not prepared to accept him and wanted to kill him.

Jesus was here in this earth to fulfil the will of His Father in heaven. He was not interested in acquiring a consensus from the people for his message. He knew very well that His values were different from that of the world. It is nothing strange that there were more than five thousand when he multiplied the bread and only a few underneath the cross at Calvary. But what was important to Jesus was to be loyal son to His Father in heaven.

Today’s first reading also speaks the same message of the calling. Jeremiah was a prophet who was called to prophesy in the time of Babylonian exile about six hundred years before Christ. The reading reminds him that God had chosen him before his birth. He should not compromise with the world but be faithful to the call of God. He should deliver the message of God faithfully, to which he would face persecutions. But, he should be firm and God would protect him from his adversaries. We are called to do the same, to bear witness to the Christian values in spite of the attractions and compromises of this world.

The second reading taken from the first letter of St. Paul to the Corinthians chapter 13 gives us the most important message of the Christian life. He says that charity is what makes a person Christian. Otherwise, according to him even our faith will be just a noise. One can have the charisms of prophesy, even faith to move mountains but without love they are nothing. Even if I give my possessions and myself in sacrifice to the poor, without love, they are nothing says St. Paul. So, whatever we do, we must do with love. Then he explains what real love is.  Love is patient and kind. It does not envy, it does not boast, it is not proud. It does not dishonour others, it is not self-seeking, it is not easily angered, it keeps no record of wrongs.  Love does not delight in evil but rejoices with the truth. It always protects, always trusts, always hopes, and always perseveres. Love never fails.

don james Clarence

 

 

III DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C) GESU' E' IL VERO LIBERATORE

In questo anno liturgico di C, la Chiesa ci presenta il vangelo di San Luca. Durante il periodo di Natale, abbiamo letto i primi capitoli di San Luca che parlano dell'infanzia di Gesù. Ma solo da questa domenica iniziamo ufficialmente a leggere dal primo capitolo.

Luca, una persona istruita della filosofia Ellenistica poteva essere stato anche un medico e un artista. Nell'introduzione, dice che ha raccolto accuratamente tutte le informazioni del Signore e le ha verificate. Quindi non scrisse un romanzo ma fatti salvifici che i primi cristiani credevano e vivevano nelle loro comunità. Luca dice che dedica il suo lavoro a Teòfilo. Dobbiamo ricordare che San Luca scrisse anche gli Atti degli Apostoli che parla della Prima Chiesa. Luca fu un collaboratore dei due grandi apostoli della Prima Chiesa, cioè San Pietro e Paolo. Non sappiamo chi fosse esattamente Teòfilo. Teo significa che Dio e filo significa amico. Quindi, potrebbe essere anche tutti quelli che amano Dio.

Il Vangelo di oggi, dopo questa breve introduzione del primo capitolo, passa immediatamente al quarto capitolo come l'inizio della missione pubblica di Gesù. Gesù va nella sinagoga nel suo villaggio, Nazareth in un giorno di sabato e legge il passaggio dal libro di Isaia dove è scritto “…mi ha mandato a portare ai poveri il lieto annuncio, a proclamare ai prigionieri la liberazione e ai ciechi la vista; a rimettere in libertà gli oppressi e proclamare l’anno di grazia del Signore”

Dopo aver chiuso il rotolo, Gesù disse che quella profezia era giunta al suo compimento quel giorno. Ma da quale tipo di schiavitù Gesù ci può liberare? Per capirlo meglio possiamo tornare alla Bibbia e pensare a due persone "liberate" da Cristo.

Prendiamo Zaccheo che era un capo degli esattori delle tasse. Aveva un sacco di soldi e potere ma non aveva pace. Era un uomo infelice nonostante fosse molto ricco e influente nella classe dominante. Aveva sentito parlare di Gesù di Nazareth. Quindi, voleva vederlo. Qualcuno gli aveva detto che Gesù era in Gerico e sarebbe passato da quella parte. Sapeva che c'erano molte persone che seguivano Gesù e non sarebbe stato possibile per lui vederlo perché lui era un uomo di bassa statura. Quindi, si era arrampicato su un albero per avere una vista migliore del profeta. Gesù risponde sempre a una persona che lo cerca con un cuore sincero. Quando Gesù arrivò a quell'albero, si fermò e lo chiamò per nome. "Zaccheo, vieni subito. Devo stare a casa tua oggi ". Lk.19: 5. Poiché Zaccheo lavorava per gli occupanti romani e raccoglieva denaro per loro dal popolo a volte ingiustamente, la gente odiava persone come lui. Era colpito dal gesto amorevole di Gesù. Luca dice che Zaccheo era pieno di gioia e scese in fretta dall'albero e lo accolse a casa sua.

L'accettazione e l'amore mostrati da Gesù hanno trasformato il suo cuore. Non aveva mai provato una tale gioia in passato. Ora non era disposto a perdere quella gioia ed era pronto a rinunciare a qualsiasi cosa per salvaguardare quella libertà. Dichiarò che se avesse preso denaro ingiustamente da qualcuno era pronto a pagare quattro volte di più a quella persona. Inoltre era pronto a vendere metà della sua proprietà e darla ai poveri. Gesù vedendo questo totale cambiamento di cuore di Zaccheo disse che la salvezza era arrivata a quella casa in quel giorno. Questa è la liberazione di Gesù.

Possiamo pensare ad un'altra persona nella Bibbia che è di San Paolo. Era un uomo ben istruito, un ebreo forte e un fariseo. All'inizio era un persecutore dei cristiani. Ma, dopo la sua personale esperienza del Signore sulla via di Damasco, era una persona completamente trasformata. Voleva faticare e morire per Cristo. Scriveva in una delle sue lettere che nulla poteva separarlo dall'amore di Cristo. "Sono convinto che nulla possa mai separarci dall'amore di Dio. Né la morte né la vita, né gli angeli né i demoni, né le nostre paure per oggi né le nostre preoccupazioni per il domani - nemmeno le potenze dell'inferno possono separarci dall'amore di Dio. Nessun potere nel cielo sopra o nella terra sottostante - anzi, nulla in tutta la creazione sarà mai in grado di separarci dall'amore di Dio che è rivelato in Cristo Gesù nostro Signore"  Rom.8: 38-39.

Questa è la vera liberazione di Cristo.

 

THIRD SUNDAY OF THE ORDINARY TIME (C) JESUS IS THE TRUE LIBERATOR! 

 

In this liturgical year of C, the Church presents us the gospel of St. Luke. During the time of Christmas, we have been reading the early chapters of St. Luke that speak about the infancy of Jesus. But, only from this Sunday we officially start to read from the first chapter.

Luke, who was a learned and cultured person could have been also a doctor and an artist. In the introduction, he says that he collected accurately all the information of the Lord and verified them. So he did not write a novel but salvific facts that the early Christians believed and experienced in their communities. Luke says that he dedicates his work to Teòfilo. We have to recall that St. Luke also wrote the Acts of Apostles that speak about the early Church. Luke was a collaborator of both the great apostles of the early Church namely St. Peter and Paul. We do not know who exactly was Teòfilo. Teo means God and filo means friend. So, it could be also to everyone who loves God.

Today’s gospel after this brief introduction of the first chapter immediately goes to the fourth chapter as the beginning of the public mission of Jesus. Jesus goes to the synagogue in his own village, Nazarth on a Sabbath day and reads the passage from the book of Isaiah where it is written that God has consecrated me to announce the good news to the poor, to liberate the poor from oppression, to give sight to the blind and announce the year of grace. After closing the roll, Jesus said that prophesy had come to its fulfilment on that day.

The passage taken from Isaiah speaks of a liberator who would unchain the poor from every form of slavery. But from what type of slavery that Jesus could free us? To understand this better we can go back to the Bible and think of two persons ‘liberated’ by Christ.

First, let’s take Zacchaeus who was a chief of the tax collectors. He had plenty of money and power but did not have peace. He was an unhappy man in spite of being very rich and influential among the ruling class. He had heard of Jesus of Nazareth. So, he wanted to see him. Someone had told him that Jesus was in Gèrico and would pass by that way. He knew that there were many people following Jesus and it would not be possible for him to see Him as he was a short man. So, he had climbed on a tree in order to have a better sight of the prophet. Jesus always answers a person who seeks him with a sincere heart. When Jesus arrived to that particular tree, Jesus stopped and called him by name. “Zacchaeus, come down immediately. I must stay at your house today”. Lk.19:5. Since Zacchaeus worked for the Roman occupants and collected money for them from the people sometimes unjustly, people hated people like him. He was stunned by the loving gesture of Jesus. Luke says that Zacchaeus was full of joy and hurriedly climbed down from the tree and welcomed him at his house.

The acceptance and the love showed by Jesus had transformed his heart. He had never experienced such a joy in the past. Now he was not prepared to lose that joy and was ready to renounce anything to safeguard that liberty. He declared that if he had taken money unjustly from anyone he was ready to pay four times more to that person. Further was ready to sell half of his property and give it to the poor. Jesus seeing this total change of heart of Zacchaeus said that salvation had come that house on that day. That is the liberation of Jesus.

We can think of another person in the Bible that is of St. Paul. He was a well learned man, a strong Hebrew and a Pharisee. At the beginning, he was a persecutor of the Christians. However, after his personal experience of the Lord on the way to Damascus, he was a person completely transformed. He wanted to toil and die for Christ. He would write in one of his letters that nothing could separate him from the love of Christ. I am convinced that nothing can ever separate us from God’s love. Neither death nor life, neither angels nor demons, neither our fears for today nor our worries about tomorrow—not even the powers of hell can separate us from God’s love. No power in the sky above or in the earth below—indeed, nothing in all creation will ever be able to separate us from the love of God that is revealed in Christ Jesus our Lord” Rom.8:38-39.

That is real the liberation of Christ.

don james clarence

 

 

II DOMENICA DEL TEMPO ORDINARIO (C) - "Qualsiasi cosa vi dica, fatela"

Gesù dà inizio alla sua missione in un matrimonio, paradigma della relazione affettiva umana, realizzata dalla potenza di Gesù che aiuta ad arrivare ad un buon esito. Quando l’uomo e la donna cercano di farne a meno del suo aiuto, vivono momenti di vuoto, di stanchezza, di deserto. In tutti i rapporti arrivano momenti difficili da superare, il vino finisce. “Non hanno più vino” dice la mamma di Gesù! La gioia, la felicità, l’allegrezza, la bellezza, il sapore, il calore .. tutto scompare e non si riesce ad andare avanti. Le nozze non funzionano più, Maria, la mamma di Gesù, fa la diagnosi della mancanza del vino: aver perso la bellezza tradita.

 

Dalla crisi in poi comincia il vero matrimonio, dal momento dello scontro inizia la collaborazione, dalla crisi in poi viene l’AMORE VERO. Amare fino in fondo è difficile, non basta la buona volontà, l’Amore è una virtù teologale, solo il Signore ci aiuta a vincere il nulla, a farci risorgere. E’ Lui che fa riempire le anfore vuote di acqua. “Fate quello che vi dirà”, accettate il suo consiglio, acquisite le sue strategie, solo Lui può cambiare l’acqua in vino, obbedire a Lui è ritrovare la vita. Il maestro di tavola non comprende come si possa offrire il vino buono alla fine della festa; ma il nuovo Maestro è Gesù che dà il vino buono per aiutare a vincere le crisi. Dalla croce si arriva alla luce, per restare nella strada del vino buono e ritrovare la bellezza perduta.

 

Papa Francesco dice che amare significa anche rendersi amabili,… Essere amabile non è uno stile che un cristiano possa scegliere o rifiutare: è parte delle esigenze irrinunciabili dell’amore, perciò «ogni essere umano è tenuto ad essere affabile con quelli che lo circondano». (Amoris Letizia 99)

 

Ogni giorno, «entrare nella vita dell’altro, anche quando fa parte della nostra vita, chiede la delicatezza di un atteggiamento non invasivo, che rinnova la fiducia e il rispetto. Apostolo Paolo dice «La carità è paziente, benevola è la carità; non è invidiosa, non si vanta, non si gonfia d’orgoglio, non manca di rispetto, non cerca il proprio interesse, non si adira, non tiene conto del male ricevuto,  non gode dell’ingiustizia ma si rallegra della verità. Tutto scusa, tutto crede, tutto spera, tutto sopporta» (1 Cor 13,4-7).

E l’amore, quanto più è intimo e profondo, tanto più esige il rispetto della libertà e la capacità di attendere che l’altro apra la porta del suo cuore». Uno sguardo amabile ci permette di non soffermarci molto sui limiti dell’altro, e così possiamo tollerarlo e unirci in un progetto comune, anche se siamo differenti. L’amore amabile genera vincoli, coltiva legami, crea nuove reti d’integrazione, costruisce una solida trama sociale … Chi ama è capace di dire parole di incoraggiamento, che confortano, che danno forza, che consolano, che stimolano. Vediamo, per esempio, alcune parole che Gesù diceva alle persone: «Coraggio figlio!» (Mt 9,2). «Grande è la tua fede!» (Mt 15,28). «Alzati!» (Mc 5,41). «Va’ in pace» (Lc 7,50). «Non abbiate paura» (Mt 14,27). Non sono parole che umiliano, che rattristano, che irritano, che disprezzano.

Nella famiglia bisogna imparare questo linguaggio amabile di Gesù.

Suore Missionarie Pallottine,

Aprilia

Il disegno: Alessandro Illari