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Contatti della Parrocchia

Breve Storia della Parrocchia

La chiesa di San Michele Arcangelo 

è stata inaugurata e benedetta insieme alla città, il 29 ottobre 1937, dal cardinale Granito Pignatelli di Belmonte, vescovo di Albano, che in precedenza, il 29 giugno dello stesso anno, aveva firmato il Decreto di erezione canonica dell'omonima parrocchia. E' la Chiesa Madre di Aprilia " vale a dire il luogo dove è fiorito il primo germe della realtà ecclesiale locale; dove è stato gettato il seme dal quale è sorto un grande albero" ( Giovanni Paolo II - 14.09.1986, visita ad Aprilia nel Cinquantenario della fondazione). Progettata e realizzata dagli architetti Petrucci e Tufaroli e dagli ingegneri Paolini e Silenzi, si erge nel punto più alto della zona, ad ottanta metri di altitudine sul livello del mare e , secondo l'antica tradizione cristiana, è orientata con l'altare verso est, per richiamare il concetto biblico del Cristo " Luce che illumina ogni uomo che viene in questo mondo" ( GV 1-9). L'edificio misura 22 metri di altezza, 14 di larghezza e 35 di profondità, per una superficie di 490 metri mq. Nel periodo gennaio-maggio 1944 la chiesa è stata praticamente distrutta, sia per i bombardamenti bellici sia per la caduta del campanile , minato dai tedeschi in ritirata. Al loro ritorno dai luoghi di sfollamento , gli Apriliani trovarono solo distruzione e rovine, in mezzo alle quali si ergeva la statua bronzea dell'Arcangelo Michele, opera dello scultore Venanzo Crocetti, che, se pur brecciata dalle pallottole, rappresentò il punto di riferimento intorno al quale avviare la ricostruzione. Il 7 dicembre 1948, alla presenza della Autorità e di tutta la popolazione, il Vescovo Suffraganeo di Albano Mons. Raffaele Macario , benedisse la risorta Chiesa, riedificata dal Genio Civile di Latina. Dal 1952 la Chiesa e la Parrocchia hanno eletto come loro Compatrona Maria Goretti, vergine e martire, " la Santa che abitava in territorio oggi sotto il Comune di Aprilia, precisamente a Campoverde, dove frequentava la S.Messa ed il catechismo e dove, soprattutto, ha subito l'atroce martirio" ( dal decreto nr A.28, emesso nel 1952 dalla Sacra Congregazione dei Riti). Nell'ottobre del 1981, con Decreto di Mons. Gaetano Bonicelli, Vescovo di Albano , la Chiesa Madre di Aprilia è stata insignita del titolo di Chiesa Arcipetrale. Nel corso della sua giovane storia, la Comunità Cristiana di San Michele Arcangelo e Santa Maria Goretti ha ricevuto la visita di due Pontefici: Paolo VI , il 23 agosto del 1964, e Giovanni Paolo II , il 14 settembre del 1986. L'8 novembre del 1997 per il Ministero Episcopale di Mons. Dante Bernini, Vescovo di Albano, si è proceduto alla solenne Dedicazione della Chiesa e alla Consacrazione del suo Altare. Realizzata in unica ed ampia navata, che sfocia in un largo catino absidale, la Chiesa era inizialmente caratterizzata da sei Altari (Altare Maggiore, Sacro Cuore di Gesù, S. Anna, S. Antonio, S.Rita e S. Maria Goretti) e da un originale pavimento a riquadri di graniglia con divisione in mattone rosso. L'aspetto attuale è il risultato dell'adeguamento avviato sin dal 1974, resosi necessario per ottemperare alle norme liturgiche emenate dal Concilio Ecumenico Vaticano II.

Il San Michele Arcangelo di COTTIGA

L'ovale bronzeo della porta dedicata al patrono S. Michele Arcangelo è del maestro Claudio Cottiga, già autore di altre opere in ceramica all'interno della chiesa stessa. Osservando complessivamente il bronzo, notiamo subito, a differenza di quello di Santa Maria Goretti, una forza e una vigoria marcatissime che si rifanno all'episodio biblico in cui il Santo è protagonista, come ce lo descrive l'Apocalisse di S. Giovanni 12, 7-10: "Scoppiò una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago. Il drago combatteva insieme con i suoi angeli, ma non prevalsero e non ci fu più posto per essi in cielo. Il grande drago, il serpente antico, colui che chiamiamo il diavolo e satana e che seduce tutta la terra, fu precipitato sulla terra e con lui, furono precipitati anche i suoi angeli. E si udì una voce che diceva: ora si è compiuta la salvezza, la forza e il regno del nostro Dio…" Il maestro Cottiga ha volutamente far risaltare la figura anche dal punto di vista della collocazione nel legno stesso: infatti sembra voglia fuoruscire dalla sua nicchia, quasi ad indicare la potenza e l'audacia che spinge Michele nel difendere i diritti di Dio, creatore di tutte le realtà visibili ed invisibili, contro gli attacchi diabolici del drago ai danni dell'umanità. La figura del drago ai piedi del Santo Protettore, realizzata in forma appallottolata, indica le forze del male represse dal vigore della lancia di Michele, che riesce a comprimere le malvagità che satana vorrebbe spargere nel mondo. E' la vittoria del Bene contro il male: giustamente noi invochiamo il nostro Patrono con le parole: "Difendici dal maligno". Passando davanti a questa immagine bronzea avvertiremo la protezione di Michele e porteremo per le strade la sua ferrea volontà nel combattere e vincere i tanti soprusi che inquinano il nostro convivere. Al maestro Cottiga va tutta la nostra ricon oscenza e ammirazione per aver saputo imprimere, attraverso i tratti forti della figura e i tanti particolari che si notano, la sua vena artistica che esprime realtà e concetti leggibili da tutti. Questa è arte mandata alla storia della nostra giovane città di Aprilia.

Il bronzo di Santa Maria Goretti di BRANDO

L'ovale bronzeo di S Maria Goretti è opera di Ildebrando Casciotta, detto Brando, già autore del grandioso mosaico della stessa Santa Compatrona che si trova all'interno della Chiesa. Dando uno sguardo d'assieme all'immagine bronzea di "Marietta" si nota, subito una sostanziale diversità tra le due opere: mentre nel mosaico si evidenzia la figura "umana" della Santa nella sua umiltà, povertà e semplicità nell'accoglimento del martirio, nell'ovale bronzeo si scorge la sua "bellezza interiore di Maria", espressa nelle fattezze celestiali del volto stesso. Contemplando la Goretti nella gloria, siamo trasportati in quel mondo spirituale ed eterno in cui il nostro corpo stesso sarà trasfigurato. E' un riferimento preciso alla Resurrezione non solo di Cristo ma anche nostra. Il maestro Brando cimentandosi con la materia del bronzo ha dato una ulteriore dimostrazione della sua versatilità artistica. La realizzazione di quest'opera dimostra ancora una volta, nell'artista, la sensibilità di un cuore puro e semplice come quello di un bambino. La delicatezza dei tratti della figura, l'ambiente della palude con i cardi, le spighe e i gigli, i morbidi panneggi del vestito indicano una spiccata abilità artistica…. Grazie, Brando, perché la dolce figura di Santa come tu ce l'hai doppiamente raffigurata, ci aiuta ad avvicinarci di più a Dio, autore del "bello" ma soprattutto della trascendenza.